• Adiconsum

Sanità integrativa? Per molti, ma non per tutti

Si stima che ad oggi abbiano accesso alle prestazioni della sanità integrativa circa 11 milioni di Italiani, con una ripartizione assolutamente eterogenea nelle diverse aree del Paese. Tra le determinanti di questa disparità, vi sono certamente fattori legati alla contrattazione collettiva del lavoro, che prevede i fondi sanitari integrativi, meno sviluppata nel Centro, nel Sud e nelle Isole.

Con eccezione di alcune categorie che hanno strumenti previsti dai rispettivi ordini professionali (Le Casse professionali ad esempio), i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti non hanno forme di integrazione dell’assistenza sanitaria; parimenti, ne sono privi i dipendenti di piccole e piccolissime imprese, i disoccupati e le casalinghe, oltre ai lavoratori irregolari e quelli a vario titolo contrattualizzati con forme precarie ed atipiche di lavoro, tutte condizioni significativamente più rappresentate nel Mezzogiorno.


Milioni di famiglie restano prive di copertura per le spese sanitarie “out of pocket” e per le prestazioni integrative del SSN (quelle cioè che il sistema sanitario nazionale non offre, perché extra LEA, come le cure odontoiatriche, le lenti e occhiali, alcuni ausili, le cure non convenzionali): l’Istat stima che questa spesa sia in costante crescita e che dal 2016 abbia superato il preoccupante traguardo del 25% sul totale della spesa sanitaria nazionale, con un esborso medio pro-capite mensile di ben 123 euro, un valore che incide maggiormente sulle famiglie numerose e su quelle che hanno bambini, anziani o disabili, o un componente affetto da una malattia cronica.


Stante il crescente bisogno di garantirsi una copertura alla spesa sanitaria che rimane a carico della famiglia e di poter accedere ai servizi sanitari privati in caso di bisogno senza incorrere in spese proibitive, rimane la possibilità di aderire ad un Fondo o una Mutua, oppure ad una polizza assicurativa per la salute.

1 visualizzazione